Versione in ricostruzione

Categoria: Mondo Reale (Pagina 1 di 26)

Fatti o storie accaduti realmente, nel mondo reale.

Domande frequenti

Di solito inizio a scrivere sapendo più o meno dove vado a parare, ma ultimamente non mi riesce. Sento il bisogno di scrivere, di liberarmi un po’, ho delle idee per delle cose da scrivere che potrebbero impegnarmi anche per un po’ di tempo e portarmi qualche soddisfazione. Nonostante tutto, non riesco a combinare niente, perché non voglio scrivere di quegli argomenti, ma di altri. E gli altri argomenti non so neanche da dove iniziarli.

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Oroscopo

Non credo negli oroscopi. Non mi sembra di averci mai creduto… Penso di aver sempre snobbato la cosa, e ovviamente questo mi ha portato a dover partecipare a più di una discussione sull’argomento. Però una cosa dell’oroscopo mi è d’aiuto per esprimere il concetto che ho in mente.

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La Madonna di Colle

In camera mia, sulla parete sopra il letto, c’è un chiodo. Un chiodino in realtà. Niente di speciale: una cosa piccola, umile. Da quando mi sono trasferito, quel chiodino mi ha dato sempre fastidio, per un certo senso di incompiuto. Ci voleva qualcosa da mettere sulla parete in cima al letto.

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La caduta di un gigante

Circa un anno fa mi fu affidato un compito molto difficile, dal quale speravo di sottrarmi, perché avevo la forte convinzione che sarebbe stato impossibile da realizzare. Credevo che quella sarebbe stata la mia rovina lavorativa: un progetto tanto vasto e complesso da protrarsi nel tempo per un periodo indefinito e imprevedibile, nel quale mi sarei perso per i mesi a venire senza riuscire a portare a casa alcun risultato.

È passato un anno, e quel progetto è fallito miseramente, ma non nel modo in cui avevo previsto io.

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Sbagliare

Dovrei essere un esperto ormai, su come si sbaglia.

L’ho fatto un sacco di volte, so come funziona. Potrei anche farci sopra qualche presentazione per un seminario interessante. Un bel vademecum su come si sbaglia.

Nel mio piccolo, ho visto fare così tanti sbagli, che pensavo anche di poterne evitare tanti, avendo visto come si fa a farli.

Ebbene, prevedibilmente, mi sbagliavo.

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La notte delle magre consolazioni – Seconda parte

Ti avevo mentito: non sarebbero stati dieci minuti. A mia parziale discolpa, non sapevo quanti sarebbero stati quando te li ho chiesti la prima volta, quindi ho preferito andare sul sicuro. Non sapevo che in realtà mi sarebbero bastati appena tre minuti e mezzo. Cinque, a voler essere fiscali, se includiamo le mie parole di preparazione di poco prima.

Spero che tu possa perdonare l’unica bugia che ti ho raccontato.

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La notte delle magre consolazioni – Prima parte

Aspettavo questo momento da così tanto tempo, che non riuscivo neanche a credere che stesse succedendo veramente. Non mi sembrava davvero possibile, un tale colpo di fortuna come non ne capitano molti nella vita. A me poi, che avevo già avuto l’incredibile fortuna di averne uno, una volta. Inaspettato, non richiesto, infinitamente molto più desiderato del primo, sognato, per notti e notti di seguito. La cosa che ho più desiderato nell’ultimo anno e mezzo, quella per cui credevo avrei dovuto lottare, invece mi si è presentata così, spontaneamente.

È stato tutto così bello, così terribile, così simile a come l’avevo immaginato, così lontano dalle mie aspettative, così potente, così difficile da sopportare. Una disfatta senza uguali, una vittoria trionfante, una sconfitta debilitante. Senza dubbio una delle emozioni più forti che abbia mai provato, una che mi ha tolto il sonno per giorni e che mi continua a turbare da settimane.

E pensare che erano solo dieci miserabili inutili minuti.

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Macerie – Seconda parte

La sento, è di nuovo lei. È la tipica sensazione da domenica pomeriggio. Quell’insopportabile atmosfera sospesa, pigra, vuota. L’attesa di qualcosa di imprecisato che attira su di sé tutta l’attenzione, senza lasciare energie per poter pensare al resto.

Almeno questa volta è l’ultimo giorno di ferie. Almeno posso prendere lui come scusa e dire che è tutta colpa sua. Ma non sono credibile. Quest’ultimo anno mi ha reso più bravo a mentire, ma non abbastanza. Non è colpa dell’ultimo giorno di ferie. È colpa mia.

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