Rompere il vetro
Che sia una persona ottimista lo si evince anche dal fatto che sto per partire per un viaggio di 10 giorni su un atollo tropicale e penso bene di prepararmi scrivendo il testamento.
Ok non è proprio un testamento, ma una cosa simile. Nella mia vita ho scritto un sacco di lettere che non ho mai inviato, e questa spero fortemente che rientri nella categoria. Si tratta di una lettera che deve essere consegnata solo nel caso in cui non torni dal mio viaggio. Onestamente, sarebbe una degna conclusione del mio viaggio, inteso in senso più ampio, ma capisco che non sia il momento per fare questa riflessione. Il secondo motivo per il quale potresti star leggendo queste righe è che ho riposto male la mia fiducia nella nostra improbabile comune amica o/e che ho sottostimato la tua testardaggine. È una possibilità non proprio trascurabile, ma è un rischio che voglio correre.
Perché tra tutte le persone a cui potrei scrivere, ho deciso di scrivere a te queste righe? La risposta è tanto scomoda quanto semplice: perché ti penso. E ti giuro, non vorrei: sarebbe più facile se non lo facessi, ma non ce la faccio. Il nostro breve periodo di contatto, quasi un anno fa, mi ha purtroppo ricordato alcune cose di te che avevo fortunatamente rimosso. Senza stare a farla tanto lunga, mi sono ricordato perché mi piacessi. Questo purtroppo non mi ha aiutato molto ad andare avanti con la vita, nonostante ci abbia provato. Non sono riuscito ad evitare paragoni con te e per ora nessuno di questi ti è stato particolarmente sfavorevole.
Contemporaneamente, questo non è stato positivo per me, che ho impiegato mesi, forse anni, per liberarmi del tuo ricordo, come forse ricorderai di aver scoperto con rammarico, durante la notte delle magre consolazioni. Il motivo per il quale tu hai continuato a sfoggiare i miei regali non lo conosco, anche se lo posso immaginare, ma ti posso illustrare il motivo per cui io non ho fatto altrettanto: il fatto che tu mi abbia devastato la vita e la mente. Nonostante ti amassi ancora, ero sufficientemente cosciente da capire che tutto quello che c'era di buono in te era sparito,e che la tua presenza, anche solo come ricordo, era dannosa per la mia vita, o per quello che rimaneva di essa.
Capisci perché non potevo fare lo stesso, con i tuoi regali? Avevo bisogno di cancellarti dalla memoria, senza sperare di riuscirci completamente, ma di tagliare un po' per volta tutti i fili che ci intrecciavano insieme. Dovevo riuscire a guardare una trama a pois senza pensare a te, dovevo riuscire a vedere un'auto bianca senza pensare a te, dovevo riuscire a leggere una parola strana senza pensare a te, dovevo riuscire a sentire il profumo di mandorla senza pensare a te, dovevo riuscire a sentire il suono del phon senza pensare a te, dovevo riuscire a guardare l'ora senza pensare a te, dovevo riuscire ad andare a pranzo senza pensare a te, dovevo riuscire ad andare a dormire senza pensare a te, dovevo riuscire ad allacciarmi le scarpe senza pensare a te, dovevo riuscire ad abbottonarmi una camicia senza pensare a te, dovevo riuscire a guardare alle cose belle del mondo senza pensare a te, dovevo riuscire a guardare un'altra donna senza pensare a te... Alcune cose ho imparato a farle, altre ancora oggi non mi riescono, ma il motivo per cui dovevo farle era perché pensare a te era diventato infinitamente doloroso e mi avrebbe impedito di rialzarmi in piedi e di avere una vita, cosa che volente o nolente avrei dovuto trovare il modo di fare.
Questa premessa dovrebbe aiutarti anche a capire come sono arrivato alla notte delle magre consolazioni. Dopo di quella notte, sei tornata nei miei pensieri, ed ho impiegato lunghe giornate a riflettere in silenzio e solitudine, per metabolizzare di nuovo la tua persona, il nostro passato, e il tuo ruolo assente nella mia vita. Non è stato facile e non sono sicuro neanche di essere arrivato ad un buon punto, quando poi dopo qualche mese sei tornata.
Sei tornata e io non sapevo il perché. Sei tornata e io non sapevo, se tu sapessi o meno il perché. Non sono stato furbo: in quell'occasione avrei dovuto subito troncare il contatto, ma non l'ho fatto. Tu sai benissimo come si fa ad andarmi a genio, e senza che me ne accorgessi, lo hai ricordato anche a me. Con ancora un altro grande sforzo, ho deciso di sospendere il giudizio, di non pensare a cosa stesse succedendo, a cosa tu volessi fare, a cosa sarebbe potuto succedere se, o se non, o se ma poi non. Non so da dove mi sia venuta questa forza, forse era la capacità di portare giustizia nel mondo che avevo implorato Dio di avere in dono, se mai in qualche realtà alternativa tu fossi tornata da me.
Finalmente abbiamo potuto parlare di persona, e mi hai dato dimostrazione di non aver capito niente della nostra precedente conversazione. O di averlo capito perfettamente, ma di aver sperato che fosse possibile una qualche scorciatoia, una strada più facile di quella che ti avevo prospettato io.
Non era cambiato niente. Nonostante il tempo trascorso, gli eventi, la notte delle magre consolazioni, le mie parole, non era cambiato niente. Non hai capito, o non hai voluto capire, cosa intendessi quando ho risposto, senza rispondere, alla domanda che mi hai posto, senza mai chiederla.
Durante la notte delle magre consolazioni ti avevo già detto che non avrei risposto alla tua domanda, perché le tue azioni non sarebbero dovute dipendere dalla mia risposta. Ti ho detto che i tuoi problemi non avevano a che fare con me e che avresti prima dovuto risolverli da sola, e poi venirmi a chiedere quello che desideravi sapere ma che non avevi la forza di domandare.
Erano passati alcuni mesi, e non era cambiato niente. Sei di nuovo tornata a cercarmi, pur essendo una donna impegnata. Non hai imparato l'unica cosa che avrei voluto tu imparassi, senza che te la dovessi spiegare io.
Volevo che tu facessi una volta tanto le cose per bene. Volevo che tu riconoscessi i problemi della tua relazione, e provassi a risolverli invece di ignorarli fino a quando non fossero diventati ormai insopportabili. Volevo che parlassi dei vostri problemi con l'uomo che ora ti stringe a sé. Avrei perfino accettato, anche se non facilmente, che da questo processo la tua storia ritrovasse nuovo vigore, e che tu ti allontanassi nuovamente. Cosa avevo da perdere? Di certo non te, tra di noi non c'era più niente da lungo tempo ormai.
Cosa avevo da guadagnarci? In realtà non molto. Forse la tua felicità. Forse ti avrei finalmente aiutata ad imparare qualcosa di utile per la vita. Forse ti avrei aiutata a tornare ad essere felice. Forse avrei avuto più fiducia in te, se mai il destino avesse voluto che tu tornassi da me ancora una volta.
Nonostante questo, nonostante la profonda delusione che mi trascinavo dietro, non sono riuscito ad interrompere lo stupido gioco di "un due tre stella" che sono certo continuassimo a fare, e che almeno in parte ho continuato a fare fino ad oggi, controllando la data di ultimo accesso in chat. Nonostante questo, ho fatto grandissima difficoltà a cacciarti via dai miei pensieri, ancora e ancora, ed a trovarti sempre lì, un'ora dopo.
Nonostante questo, con una forza che non so neanche da dove mi venisse, ho resistito alla fortissima tentazione di venirti a prendere per le spalle, scuoterti fortissimo, e chiederti che cosa cazzo tu stessi facendo, quando nei mesi successivi ho letto tutti i messaggi subliminali che nessuno a parte me avrebbe potuto capire, nei vari aggiornamenti di stato all'apparenza innocenti che scrivevi.
Che cazzo fai, perché continui a stare con una persona mentre pensi ad un'altra? Perché butti via il tuo tempo e quello di lui? Che cosa pensi che succeda, senza che tu faccia niente, che ti faccia smettere di pensare a me e tornare a pensare alla persona con cui stai condividendo la vita? Non puoi continuare a sperare che qualcuno corra in tuo soccorso e ti salvi da una situazione che non ti piace. Devi salvarti tu. Così come ti sei ficcata in questa situazione, così ne devi venire fuori.
Certo, non ti piacerà, certo sarà difficile, certo sarà faticoso, certo sarà una merda completa. Avrai paura, sarai smarrita, non saprai cosa fare, ti ritroverai a porti domande che non credevi possibili, ti ritroverai a dover rispondere a domande che non credevi possibili e ti ritroverai sola. Un sacco di volte, a fare un sacco di cose che non ti andrà di fare o che avrai paura di fare. Sarà uno schifo e sarà difficile, credimi, lo so bene, ma è così che si cresce.
Sii la donna forte e indipendente che hai sempre dimostrato di voler diventare. Smetti di mentire a te stessa e agli altri. Sii felice, o almeno provaci.
Queste le cose che ti avrei voluto dire, queste le cose che ho provato infinite volte a mettere per iscritto, senza riuscirci. Queste le parole che forse aspettavi che qualcuno ti dicesse, per svegliarti dalla tua trance, per fare qualcosa, qualsiasi cosa.
Non volevo dirtele. Non volevo essere io a scuoterti. Non volevo essere io a dirti cosa dovessi fare. Avrei voluto che tu lo capissi da sola, avrei voluto che tu facessi le cose per bene, e chissà cosa sarebbe potuto succedere dopo.
Le cose sono andate diversamente, non troppo bene, visto che stai leggendo questa lettera. Vorrei dirti che spero queste mie parole per te servano a qualcosa, ma non lo so se sarà così.
Sei un sacco brava ad essere turbata da mille pensieri e contemporaneamente continuare a vivere la tua vita senza darlo a vedere. Saprai benissimo fare finta di niente, in attesa di tempi migliori o del prossimo sprovveduto che ti offra una via d'uscita facile da tutti i tuoi problemi... Ed è per questo, dato che ormai non posso scuoterti le spalle, che ti voglio chiedere di farlo da sola.
Affronta i tuoi problemi, non come hai fatto fino ad ora. Affrontali. In piedi, dritta e fiera. Affrontali, e sii felice, finalmente. È un bel pezzo che te lo chiedo.
Non credere che mi sia dimenticato che mi devi ancora un caffè. Quando finalmente ci siederemo insieme a berlo, voglio che mi racconti come è andata. Voglio che tu mi dica che sei stata felice.