Distanza di sicurezza
Non sono un bravo guidatore. Non mi piace guidare. Lo faccio perché serve, ma sogno l'avvento delle auto a guida autonoma per poter demandare a loro il compito di portarmi dove devo andare così come già delego loro alcune noiose faccende domestiche come passare l'aspirapolvere o fare il bucato. Delegherei volentieri anche il lavaggio dei piatti, ma purtroppo non ho una lavastoviglie ed è una delle cose che mi manca di più nella casa in cui vivo. Ma sto divagando.
Non potendo ancora affidarmi ad un'auto a guida autonoma, devo preoccuparmi di non uccidermi e di non uccidere chi mi sta intorno mentre guido. Tra le varie cose a cui devo stare attento c'è la distanza di sicurezza, ovvero la distanza da tenere dal veicolo che mi precede, al fine di scongiurare il rischio di un impatto in caso di frenate improvvise.
La distanza di sicurezza non è costante, ma varia nel tempo e dipende da un sacco di fattori, come ad esempio le condizioni dell'asfalto, l'usura degli pneumatici e la velocità a cui si viaggia.
Mi stavo chiedendo se c'è una formula particolare per calcolare la distanza di sicurezza tra le persone. Tipo: a che distanza devo stare da te?
Erano trascorsi diversi mesi dal nostro ultimo incontro. C'era stato un altro timido contatto, perché le festività si prestano molto bene come pretesti per costruire altri ponti e per ricucire i rapporti. Non è un segreto che io abbia un brutto rapporto con il mese di Dicembre, e l'ultimo trascorso non ha fatto eccezione. Diciamo che la giornata di Natale andava già male abbastanza senza che ci mettessimo la nostra breve chiacchierata, ma con quella piccola aggiunta, l'inquietudine e la rabbia mi hanno rovinato anche il giorno seguente, al punto che sono uscito a piedi a camminare per non so quanto tempo e non so quanta strada, solo per allentare la tensione, mentre avrei annodato volentieri tutti pali della luce incontrati nel cammino.
Ho anche scattato l'ultima foto dell'ultimo rullino in bianco e nero della mia vecchia Polaroid 103. In effetti, sapere che non ne avrei mai più potute scattare, non ha migliorato il mio stato d'animo. L'ultima foto che avevo provato a scattare prima di quella è stata credo l'ultima volta che siamo stati al mare insieme, ed allora per qualche motivo non uscì niente. Sono stato circa un anno e mezzo senza scattare l'ultima per paura che non venisse neanche quella. In effetti questo è un problema ricorrente. Non è venuta perfetta come avrei voluto, ma per lo meno l'ho scattata. Ho potuto assaporare un'ultima volta quel brivido di quando l'indice è sul tasto di scatto e l'occhio cerca di inquadrare al meglio che può il soggetto, attraverso il pessimo mirino di quella vecchia macchina fotografica che per qualche ragione mi regala belle emozioni. Non è venuta perfetta come avrei voluto, ma per lo meno l'ho scattata: non è rimasta nella macchina ad aspettare che il tempo inaridisse i reagenti. Sto di nuovo divagando.
Escludendo quel breve contatto finito male, non ce ne sono stati altri. Nonostante tutto quello che era successo, nonostante continuassi a pensarci molto più spesso di quanto non cercassi di dare a vedere, nonostante tutto, non è successo altro. Io proseguivo la mia vita, con i miei innumerevoli impegni, tutti impilati alla rinfusa per dare l'idea di pienezza e per sottrarre tempo alle mie serate di introspezione. Evidentemente, di nuovo, era solo un mio problema.
Non che mi aspettassi niente di diverso, ci sono abituato in realtà. Tutte le altre volte è sempre stato comunque un problema mio, e mio solamente. Sono sempre stato io a metterci più tempo per passare oltre, ma pensarci bene è tutto normale: passo la vita a raccogliere e mettere da parte cose e ricordi, è naturale che mi ci voglia un sacco di tempo per togliere tutto, quando la presenza di tutte le cose che ho raccolto non è più piacevole, ma anzi, mi causa dolore. Ho dato per scontato che anche questa volta fosse solo un mio problema, che fossi solo io ad essere lento a fare le cose, come sempre.